College Brand New

Capitale Umano & Narrazione d’Impresa

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5 posti assegnati

 

Due o tre cose da sapere, prima di iscriverti a Brand New

Primo: non devi per forza avere già alle spalle degli studi di economia e marketing.

Secondo: è vero, però, che l’ideale è che tu abbia già studiato o fatto delle esperienze di lavoro dopo le superiori. Andrea Guerra (Maestro della classe di Brand New 2016-2017) direbbe che in questo College serve gente con animo da viaggiatore, che si sia confrontata con persone e culture diverse, che abbia uno sguardo aperto al mondo.

Terzo: Brand New ti piacerà se ti incuriosisce il mondo aziendale e della comunicazione legata a marchi e prodotti, e se hai una certa propensione per numeri e dati (poi vedremo perché).

Quarto: lavorerai sia da solo che in gruppo, ma questo non è un College per lupi solitari. Tu e la tua classe sarete una squadra e dovrai imparare, prima di tutto, a capire chi sono le persone che ti stanno intorno e quali sono i loro punti di forza (e i tuoi).

 

Cosa succederà in questi due anni

Imparerai a cercare l’identità di quello che vuoi raccontare: in Brand New non si parla solo di marchi aziendali, ma anche di città, nazioni, movimenti politici, personaggi dello spettacolo. Ti allenerai a capire i fenomeni di mercato, anche grazie all’analisi di numeri e dati; tuttavia, non ti serviranno le doti matematiche di uno studente di economia, ma quel guizzo creativo che ti faccia intuire le potenzialità non sfruttate di un marchio.

Imparerai a trattare un brand come il personaggio di un film, di un racconto o di una serie TV, sintetizzando in tutti gli ambiti e secondo tutte le declinazioni possibili il messaggio che vuoi dare; infine, capirai come l’idea che hai avuto possa incrociarsi con i bisogni del mercato, e come farla incontrare con i bisogni delle persone.

Ricorda, comunque, che stai facendo la Holden: quindi seguirai anche percorsi di cinema e scrittura, e avrai molte lezioni in comune con altri College.

In classe incontrerai professionisti che lavorano in diversi ambiti aziendali: responsabili di comunicazione e marketing, dirigenti che verranno a raccontare esperienze significative, e così via. Farai anche spedizioni di esplorazione all’interno di alcune aziende (in questi anni siamo andati da Ikea, Eataly, Lavazza, per fare alcuni esempi).

Studierai moltissime case history, sia di grandi aziende che di realtà piccolissime. Molti casi sono pescati direttamente da H Factory, l’area della Holden che si occupa delle imprese che ci chiedono di raccontare le loro storie (Produzioni Holden) o di fare formazione (Corporate Storytelling).

 

Cosa avrai in mano, una volta fuori di qui

  • avrai la capacità di visione per capire l’essenza di un brand, di un mercato o di un prodotto, in modo da poterne raccontare l’essenza in tutte le forme, i luoghi e le declinazioni necessarie;
  • saprai gestire un gruppo, coordinando il lavoro di tutti a seconda delle qualità individuali di ognuno;
  • sarai in grado di proporre un prodotto o un servizio nuovo, avendo studiato il mercato e sapendo in quale segmento potrebbe posizionarsi; saprai anche fare la bozza di un piano di lancio;
  • saprai analizzare un brand già esistente e proporne una nuova visione, per portarlo a espandersi o a riposizionarsi sul mercato;
  • avrai già lavorato su una serie di casi concreti e reali, sia singolarmente che in gruppo, attraverso i gettoni o le collaborazioni con H Factory.

 

Ultima cosa: se dobbiamo dirla proprio tutta, quel che cerchiamo di fare in questo College è formare la figura del Chief Storyteller. Una figura che in tutte le più grandi aziende del mondo esiste già, ma che per molti è ancora un essere mitologico. Eppure non è nemmeno un’idea nuova: la Nike aveva un “Chief Storyteller Officer” già negli anni ’90; per fare degli esempi concreti, parliamo di gente come Steve Clayton alla Microsoft (che tra l’altro è venuto a fare lezione qui a Scuola), o Dana Brooks Reinglass, ex produttrice di Oprah Winfrey e ora Chief Storyteller alla United Airlines. Queste persone hanno il compito di raccontare non solo l’identità di un’azienda, ma di renderla umana. Lavorano per coinvolgere il pubblico delle aziende sconfinando in ogni tipo di esperienza e piattaforma sociale, costruendo la fedeltà del pubblico a un marchio utilizzando l’effetto speciale più vecchio del mondo: le storie. L’attenzione, nell’era digitale, è di breve durata: le grandi storie invece hanno lunga vita. Le storie che contano sono e resteranno per sempre memorabili: una cosa che qualunque AD vorrebbe poter dire del suo marchio, di un suo prodotto o della sua stessa azienda.

E quindi, se dovessimo proprio esprimere un desiderio alla Fata Turchina, la nostra speranza è che gli allievi di Brand New, una volta usciti di qui, diventino tutti Chief Storyteller.

 

 

 

Maestro 2018-2020

Matteo Caccia

 

Chi è?
“Mi chiamo Matteo Caccia, sono nato il 24 luglio 1975 e vivo a Milano. Non so se qualcuno si ricorda di me. Io no.” Questa è la presentazione che apre la prima puntata di Amnèsia, uno dei programmi radiofonici che Matteo ha scritto e condotto per Radio2. Era il 2008, aveva 33 anni e il tema della trasmissione era la perdita di memoria. Ma andiamo con ordine.

 

In cosa consiste il suo lavoro?

Matteo raccoglie, scrive e racconta storie non soltanto per la radio, ma anche per la TV e il teatro. Nel 2008, su Radio2, ha scritto e condotto Amnèsia, il programma di cui parlavamo sopra. Nel 2010 passa a Radio24 e va in onda con Vendo tutto, in cui Matteo mette in vendita un oggetto su Ebay in ogni puntata e in trasmissione ne racconta la storia. Nello stesso anno conduce Io sono qui, un romanzo autobiografico radiofonico, e l’anno successivo Voi siete qui, stavolta raccontando le storie degli ascoltatori. Nel 2017 è tornato a Radio2, dove conduce Pascal.
Per LaEffe Tv, Matteo è stato autore e conduttore di Dalla A a LaEffe e di YpsilonTellers. È l’ideatore e il conduttore di Don’t Tell My Mom, uno storyshow in scena ogni primo lunedì del mese al Pinch di Milano e, ogni tanto, anche in giro per l’Italia (è stato anche alla Holden l’anno scorso).
Per Mondadori ha scritto Amnèsia (2009) e Il nostro fuoco è l’unica luce (2012). Il suo ultimo romanzo, uscito con Baldini&Castoldi, è Il silenzio coprì le sue tracce (2017).

 

Come ha cominciato?

Dopo il diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, ha lavorato come attore in alcune produzioni del regista Antonio Latella. Il primo testo teatrale che ha scritto è Hotelofficina e nel 2006 ha portato in scena La maglia nera, uno spettacolo scritto e interpretato da lui, che racconta le gesta del ciclista Luigi Malabrocca. In quegli anni comincia a lavorare anche in radio, prima a Radio Popolare come inviato e poi in un programma di intrattenimento estivo andato in onda su Radio2.

 

L’ultima cosa che ha fatto?

Ha fondato Brandstories, un’agenzia di comunicazione specializzata in brand storytelling e branded entertainment, per aiutare le aziende a trovare la propria storia.

 

La cosa più folle che ha fatto?

Passare dal divano alla Maratona di New York in quattro mesi. Una volta, in radio, disse che la corsa era noiosa, che non aveva senso perché mancava un pallone da inseguire. Un ascoltatore che lavorava proprio in quel settore gli chiese: “Cosa posso fare per farti cambiare idea?”. Lui rispose: “Mandami a fare una maratona!”.

 

Quante storie ha raccolto?

Più di dodicimila, di cui oltre mille sono andate in onda. Attenzione: il numero è aggiornato soltanto alla fine del 2017.

 

La qualità dei contenuti in radio è più alta di quelli della TV oppure è un luogo comune?

È un luogo comune: ci sono molti programmi belli in TV, così come tanti sono i contenuti interessanti sul web, nelle riviste e in radio. Anche in radio ci sono molte cose che non si possono ascoltare. Quello che la salva, secondo lui, è che è fatta soltanto di suoni e quindi viaggia molto velocemente. Basta un attimo, dice, e ti sei già dimenticato di tutto.

 

A proposito, e la storia dell’amnesia?

Nel programma Amnèsia un certo Matteo, dopo essere stato colpito da un’amnesia retrograda globale, raccontava ogni giorno per 15 minuti la sua storia, ovvero i numerosi tentativi di ricostruire la sua vita e le tante nuove prime volte. Se ti stai chiedendo se Matteo Caccia e il Matteo di Amnèsia sono la stessa persona, ascolta qui.

 

Cosa puoi fare per prepararti a incontrarlo?

Mettiti le scarpe da ginnastica, infilati le cuffie e vai a correre ascoltando alcune puntate di Una vita o di Pascal.

 

Ultima nota: il tizio peloso con la faccia un po’ perplessa che compare nella foto insieme a Matteo è il cane Ugo. Lui a Scuola non verrà, ma ci teneva a esserci, in qualche modo.

 

 

 

Il Maestro del Biennio 2016-2018 era Andrea Guerra, uno dei migliori manager d’Italia; dal 1° ottobre 2015, è presidente esecutivo di Eataly.

Il Maestro del 2017-2019 è Oscar Farinetti, fondatore di Eataly e considerato uno degli imprenditori italiani più innovativi.

 

Negli ultimi anni sono passati dalle aule di Brand New anche: Gino Ventriglia, Oscar Perli, Federico Favot, Max Giovagnoli, Diego Piacentini, Luca Scarlini, Alessandro Garofalo, Giuseppe Mazza, Luigi Centenaro, Edoardo Brugnatelli, Davide Longo, Luca Forlin, Sebastiano Pucciarelli, Suzy Gillett, Francesco Gavatorta, Giuseppe Stigliano.

 

 

FAI LA PRIMA MOSSA!