College Digital

Crossmedia & Interactive Storytelling

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11 posti assegnati

Due o tre cose da sapere, prima di scegliere questo College

Non hai bisogno di avere delle basi di conoscenza “tecnologica”, non devi essere un nerd smanettone, non devi sapere tutto di Virtual Reality, mobile app, videogame, web e social; non devi saper utilizzare programmi di grafica e montaggio, non devi essere uno sviluppatore. Si viene alla Holden perché si vuole scrivere, no? Bene, in questo College si scrive. Solo che le tue storie non finiranno sulla carta stampata, ma viaggeranno in rete, staranno sulle piattaforme più diverse e i lettori potranno dire la loro e interagire gli uni con gli altri.

Sappi che questo è un College in cui lavorerai in modo molto indipendente, raramente in gruppo: ti accorgerai che le strade che prenderete tu e i tuoi compagni saranno talmente uniche e personali che vi porteranno a esplorare mondi anche lontanissimi fra loro.

 

Cosa succederà in questi due anni

In classe farai molte cose, e tutte diverse tra loro. È un po’ come se, in questo College, andassi continuamente Fuoripista. Imparerai a scrivere sul e per il digitale, ma non dovrai necessariamente saper programmare i supporti tecnologici su cui le tue storie viaggeranno: dovrai scrivere le storie che poi utilizzeranno quei canali per andarsene in giro. Per trovare una soluzione alle sfide che ti si pareranno davanti, esplorerai vie accidentate e ancora non battute da nessuno, per creare qualcosa di inedito e innovativo. Studierai siti web e app mobile e imparerai come fare strategia digitale, ovvero come si costruiscono piani d’azione per coinvolgere le persone in rete e farle poi interagire tra loro. Studierai le community online: questa disciplina ha un nome affascinante, etnografia digitale. Un po’ come quegli etnologi che osservano le comunità indigene nella foresta, tu osserverai e ascolterai le comunità umane che vivono sul web. Farai esperienze cross e transmediali dirette, analizzerai le potenzialità delle innovazioni, trasformerai idee creative in tendenze online. Magari ti capiterà di inventare l’intreccio narrativo di un videogame, anche se poi non dovrai realizzarlo tecnicamente. Sperimenterai ogni tipo di scrittura per il web, dal tweet al long form e incredibilmente uno dei tuoi testi di riferimento sarà Le lezioni americane di Italo Calvino. Sono state scritte nel 1985, ma i valori descritti in quel libro sono ancor oggi le qualità che servono per cavarsela nel più futuristico di tutti College. Niente male, no?

 

Cosa saprai fare, una volta fuori di qui

  • conoscerai tutte le regole della comunicazione sui canali digitali, qualunque essi siano; le tecniche di narrazione online, le modalità di interazione con il pubblico e le meccaniche di engagement;
  • avrai già provato a fare piani di comunicazione, soggetti per realtà virtuale e aumentata, o magari un corto per mobile (intendiamo diretto, girato, ed editato utilizzando semplicemente uno smartphone): queste sono esperienze che contano, là fuori;
  • avrai la possibilità di lavorare nel settore comunicazione di aziende, in agenzie di comunicazione, o come social media manager;
  • per finire, avrai scritto e messo da parte un sacco di storie. Di tutte quelle che avrai scovato, studiato ed esplorato in questi due anni, probabilmente ce ne saranno almeno un paio che non ti faranno dormire la notte. Sono quelle che dovrai seguire e far diventare dei progetti concreti: a quel punto, avrai imparato come si fa.

 

 

 

Maestro 2017-2019

 

Paolo Iabichino

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Chi è?

In inglese fa figo dire Chief Creative Officer, meglio ancora usando l’acronimo CCO. Detto in italiano, è Direttore Creativo Esecutivo di Ogilvy&Mather Italia. Nella vita vera scrive pubblicità, la insegna, la studia, e continua a piacergli.

 

Come ha cominciato?

Scrivendo i primissimi script dei telefoni erotici, molto tempo prima di Internet e YouPorn. Qualche settimana dopo scriveva il CD Rom dei Monaci Cistercensi da allegare a Famiglia Cristiana, e ha fatto pace con la sua coscienza.

 

Quando non scrive che fa?

Legge.

 

E quando non legge?

Gioca a biliardo. Cinque birilli all’italiana: tecnica, istinto, creatività e un buon braccio. Come per la scrittura.

 

Perché dice che le parole volano?

Perché il digitale ha frantumato le cornici di contesto e il nostro scrivere spesso assume nuove dimensioni rispetto al perimetro per il quale era stato ideato. Un post su Facebook oggi ha lo stesso pubblico potenziale di uno spot di trenta secondi durante il Super Bowl. È l’atteggiamento progettuale a stabilire le sorti di ogni messaggio, non il media di riferimento.

 

Chi è Iabicus?

Il suo alter-ego digitale. È lui che twitta, fotografa su Instagram, posta su Facebook e scrive su Medium. Non sempre è d’accordo con Paolo, ma il più delle volte ci azzecca.

 

 

Il Maestro del secondo anno di Digital è Massimo Banzi, imprenditore e designer italiano. Co-fondatore di Arduino, secondo The Economist è uno dei fautori della “nuova rivoluzione industriale” messa moto dal movimento Maker.

 

 

Negli ultimi anni sono passati dalle aule di Digital anche: Michel ReilhacAlessandro Garofalo, Manuela Cacciamani, Max Giovagnoli, Davide Bartolucci, Emmanuel Guardiola, Simone Arcagni, Giuseppe Mazza, Tito Faraci, Luca Morena.

 

FAI LA PRIMA MOSSA!