College Digital

Crossmedia & Interactive Storytelling

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6 posti assegnati

Due o tre cose da sapere, prima di scegliere questo College

Non hai bisogno di avere delle basi di conoscenza “tecnologica”, non devi essere un nerd smanettone, non devi sapere tutto di Virtual Reality, mobile app, videogame, web e social; non devi saper utilizzare programmi di grafica e montaggio, non devi essere uno sviluppatore. Si viene alla Holden perché si vuole scrivere, no? Bene, in questo College si scrive. Solo che le tue storie non finiranno sulla carta stampata, ma viaggeranno in rete, staranno sulle piattaforme più diverse e i lettori potranno dire la loro e interagire gli uni con gli altri.

Sappi che questo è un College in cui lavorerai in modo molto indipendente, raramente in gruppo: ti accorgerai che le strade che prenderete tu e i tuoi compagni saranno talmente uniche e personali che vi porteranno a esplorare mondi anche lontanissimi fra loro.

 

Cosa succederà in questi due anni

In classe farai molte cose, e tutte diverse tra loro. È un po’ come se, in questo College, andassi continuamente fuoripista. Imparerai a scrivere sul e per il digitale, ma non dovrai necessariamente saper programmare i supporti tecnologici su cui le tue storie viaggeranno: dovrai scrivere le storie che poi utilizzeranno quei canali per andarsene in giro. Per trovare una soluzione alle sfide che ti si pareranno davanti, esplorerai vie accidentate e ancora non battute da nessuno, per creare qualcosa di inedito e innovativo. Studierai siti web e app mobile e imparerai come fare strategia digitale, ovvero come si costruiscono piani d’azione per coinvolgere le persone in rete e farle poi interagire tra loro. Studierai le community online: questa disciplina ha un nome affascinante, etnografia digitale. Un po’ come quegli etnologi che osservano le comunità indigene nella foresta, tu osserverai e ascolterai le comunità umane che vivono sul web. Farai esperienze cross e transmediali dirette, analizzerai le potenzialità delle innovazioni, trasformerai idee creative in tendenze online. Magari ti capiterà di inventare l’intreccio narrativo di un videogame, anche se poi non dovrai realizzarlo tecnicamente. Sperimenterai ogni tipo di scrittura per il web, dal tweet al long form e incredibilmente uno dei tuoi testi di riferimento sarà Le lezioni americane di Italo Calvino. Sono state scritte nel 1985, ma i valori descritti in quel libro sono ancor oggi le qualità che servono per cavarsela nel più futuristico di tutti College. Niente male, no?

 

Cosa saprai fare, una volta fuori di qui

  • conoscerai tutte le regole della comunicazione sui canali digitali, qualunque essi siano; le tecniche di narrazione online, le modalità di interazione con il pubblico e le meccaniche di engagement;
  • avrai già provato a fare piani di comunicazione, soggetti per realtà virtuale e aumentata, o magari un corto per mobile (intendiamo diretto, girato, ed editato utilizzando semplicemente uno smartphone): queste sono esperienze che contano, là fuori;
  • avrai la possibilità di lavorare nel settore comunicazione di aziende, in agenzie di comunicazione, o come social media manager;
  • per finire, avrai scritto e messo da parte un sacco di storie. Di tutte quelle che avrai scovato, studiato ed esplorato in questi due anni, probabilmente ce ne saranno almeno un paio che non ti faranno dormire la notte. Sono quelle che dovrai seguire e far diventare dei progetti concreti: a quel punto, avrai imparato come si fa.

 

 

Maestro 2018-2020

Timothy Small

 

Chi è?

Timothy Small, classe 1982, vive a Milano ed è un giornalista, filmaker e direttore editoriale. Ha scritto per VICE Uk e ha diretto VICE Italia dal 2005 al 2012. I suoi articoli sono usciti su GQ, IL, Rolling Stone, L’Uomo Vogue, Kaleidoscope, NERO, The Paris Review, e ha girato video per VICE, Studio, Missoni, V Magazine e I Cani. Dal 2014 al 2017 ha diretto l’area Content di Alkemy, per la quale ha fondato e diretto le riviste online l’Ultimo Uomo, Prismo (che si chiamava come il suo gatto), il Tascabile e The Towner.

 

L’ultima cosa che ha fatto?

Alla fine del 2017 è diventato direttore di Esquire Italia, l’edizione italiana di una delle riviste che hanno fatto la storia del giornalismo. Fondata nel 1933 negli Usa, Esquire si occupa di cultura, politica, sport, economia e lifestyle, e sulle sue pagine hanno pubblicato Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Norman Mailer e Tom Wolfe, giusto per fare qualche nome.

 

Come ha cominciato?

Con uno stage da VICE UK. Aveva 22 anni, scriveva pezzi per il magazine e la redazione londinese era composta da sette persone. Un giorno prese una telefonata come tante: dall’altra parte della cornetta c’era Andrea Rasoli, che voleva aprire una redazione nel nostro Paese. Tim gli rispose in italiano e da quel momento iniziarono a lavorare insieme al primo numero di VICE Italia, Rasoli nel ruolo di publisher e lui come direttore.

 

La cosa più folle che ha fatto?

Fondare The Milan Review. Ai tempi degli ebook, dei contenuti gratuiti sul web e della crisi della carta stampata, lui ha aperto una casa editrice che, oltre a fumetti e a fotografia, pubblicava ogni sei mesi una rivista letteraria in inglese, sempre diversa nel formato e nello stile editoriale.

 

Chi vorrebbe nel suo gruppo di lavoro ideale?

John Jeremiah Sullivan, l’autore di Americani (Sellerio, 2014) e Tom Bissell, perché leggendo Voglia di vincere (ISBN, 2012) si è innamorato di come scrive di videogiochi. Poi Ben Lerner, John Cheever, Pete Dexter ed Emmanuel Carrère. Il suo libro preferito è probabilmente Parla, ricordo di Vladimir Nabokov.

 

Cosa non sopporta?

Gli aperitivi, leggere su Kindle e andare a ballare, soprattutto ai festival.

 

Come e dove puoi tenerti aggiornato su di lui?

Seguilo su Twitter, leggi i suoi articoli su Esquire, o fai un po’ di archeologia tra i suoi vecchi articoli di Medium: scrive veramente di tutto, dalla ghigliottina ai rinoceronti.

 

 

Il Maestro della classe di Digital che si è diplomata a giugno è Massimo Banzi, imprenditore e designer italiano. Co-fondatore di Arduino, secondo The Economist è uno dei fautori della “nuova rivoluzione industriale” messa moto dal movimento Maker.

Il Maestro del Biennio 2017-2019 è Paolo Iabichino, Direttore Creativo Esecutivo di Ogilvy&Mather Italia. Scrive pubblicità, la insegna, la studia, e continua a piacergli. Il suo alter-ego digitale è Iabicus: seguilo su Twitter, InstagramFacebook Medium.

 

 

Negli ultimi anni sono passati dalle aule di Digital anche: Michel ReilhacAlessandro Garofalo, Manuela Cacciamani, Max Giovagnoli, Davide Bartolucci, Emmanuel Guardiola, Simone Arcagni, Giuseppe Mazza, Tito Faraci, Luca Morena.

 

FAI LA PRIMA MOSSA!