College Reporting

Giornalismo, New Media & Real World

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9 posti assegnati

Due o tre cose da sapere, prima di scegliere questo College

Non hai bisogno di avere una preparazione specifica, ma devi essere dotato di naturale interesse per: il mondo (tutto, o almeno una fetta), il mondo dell’informazione (avere un’idea generale del fatto che esistano testate come Internazionale, Limes, ilPost eccetera) e la narrativa non fiction (autori come Emmanuel Carrère: mai sentito nominare?).
Inoltre, tieni conto che la classe di Reporting funziona più o meno come la redazione di un giornale: per cui dovrai abituarti a lavorare in gruppo per la maggior parte del tempo.

Cosa succederà in questi due anni

In questo College scoprirai come si declina un’informazione, e le storie che ci stanno dietro, in varie forme: da quelle più istantanee (come i tweet che si rincorrono sui portali dei quotidiani online) a quelle di lunga portata (le inchieste di approfondimento che scendono fin nelle pieghe più minute degli eventi, come succede ad esempio su MicroMega o Limes). In mezzo a questi due estremi si possono sondare tutte le sfumature possibili, un enorme ventaglio di opportunità che dovrai imparare a utilizzare senza esitazioni.
Ti allenerai ad ampliare il tuo spettro di attenzione, sia riguardo a quello che vuoi raccontare, sia per il modo in cui potresti raccontarlo. Sceglierai un’area del vasto mondo dell’informazione (potrebbe essere l’immigrazione, il Medio Oriente o l’economia) e ci lavorerai sopra per mesi.
Cercherai di capire la differenza che passa tra una notizia e una storia. Raccontare un fatto richiede verità e oggettività: ma anche rimanendo ben al di qua dei confini della finzione si può raccontare qualcosa in modo indimenticabile.

Cosa saprai fare, una volta fuori di qui

  • avrai scritto una notizia in tutti i modi possibili, e per tutti i formati possibili;
  • avrai visto le redazioni di diversi giornali e avrai lavorato e collaborato con tantissimi giornalisti;
  • avrai lavorato ai progetti più diversi (dal giornalismo per l’infanzia alle inchieste di attualità più approfondite; avrai collaborato su commissione al Numero Zero di riviste online e di magazine che poi sono davvero stati pubblicati; avrai inventato una rivista tutta tua, magari: Iride, la rivista fondata dagli studenti di Reporting due anni fa, è stato uno tra i primi 10 magazine più letti in Italia, per un certo periodo);
  • sarai stato, per due anni, in una palestra pratica di giornalismo. Tra i progetti dei nostri studenti, nati da esercitazioni assegnate dal Maestro del College, c’è il sito che raccoglieva tutte le breaking news delle elezioni comunali di Torino durante la campagna elettorale del 2016, con le schede dei vari candidati sindaco;
  • sarai diventato bravo ad avere l’occhio giusto per le notizie, avrai imparato a mettere l’anima in quello che scrivi e non ti limiterai a riportare i fatti, ma racconterai anche le storie che stanno dietro le notizie;
  • sarai versatile, potrai scrivere un editoriale, un live tweeting o un’inchiesta: se ti chiederanno di farlo, saprai come farlo.

I progetti degli studenti di Reporting sono molto diversi tra loro: ci sono documentari, inchieste, progetti al limite con la narrativa, portali web. Hanno questo, in comune: nessuno somiglia al tipo di giornalismo a cui ci hanno abituati fin qui. Tutti, però, raccontano un frammento di mondo che dice molto degli autori che l’hanno catturato e salvato, così che anche noi potessimo vederlo.

Maestro 2018-2020

Francesco Costa

 

 

Chi è?

Francesco Costa ha 34 anni, è nato a Catania ma vive a Milano, ed è giornalista e vicedirettore del Post. Ha “un blog che esiste, in varie forme, dal 2003” e lo puoi leggere qui. When in trouble, go big è la frase che campeggia sulla testata: è una regola che secondo lui vale in politica come in quasi tutto il resto, e la spiega così: “quando ci si trova in difficoltà i mediocri minimizzano, si avvitano, vanno sul sicuro, cercano scappatoie e formule di circostanza, mentre i bravi vanno all’attacco e ribaltano la situazione”.

 

Cosa ha fatto?

Francesco ha una laurea in Scienze politiche, una vecchia tessera da arbitro di calcio professionista e un passato da animatore di feste per bambini. Collabora con Roma Radio e ha scritto per l’Unità, Internazionale, IL, il Foglio, l’Ultimo Uomo, Grazia, Studio, Donna Moderna e Undici. Ha condotto la rassegna stampa di Radio 3 Prima Pagina (puoi ascoltare le puntate dal 7 al 12 gennaio 2018 qui), e ha collaborato alla scrittura dei documentari La Casa Bianca, andati in onda su Rai Tre. Con Da Costa a Costa, il suo racconto delle ultime elezioni presidenziali statunitensi, ha vinto il Premio Internazionale Spotorno Nuovo Giornalismo 2016.

 

Come ha cominciato?

Per una fortunata coincidenza, ha cominciato a lavorare come giornalista il giorno prima che Barack Obama venisse eletto alla presidenza degli Stati Uniti. In redazione era l’ultimo arrivato e quella sera cercava di dare una mano come poteva. Alle 3 del mattino il giornale venne chiuso per essere mandato in stampa, la redazione si svuotò e lui non sapeva come continuare a seguire le elezioni. Provò a infilarsi in quattro o cinque alberghi per scroccare la connessione internet, presentandosi come giornalista. Inutile dire che nessuno dei portieri ci cascò. Alla fine gli venne in mente un gruppo di americani conosciuti qualche giorno prima e li raggiunse in un pub che avevano affittato proprio per seguire la maratona elettorale. Una curiosità: anni dopo è tornato in uno di quegli alberghi, la sera prima di sostenere l’esame di stato per diventare giornalista. Quando ha riconosciuto la hall, ha pensato che a volte i sogni possono diventare realtà.

 

L’ultima cosa che ha fatto?

La newsletter Da Costa a Costa, che è anche un podcast sulla politica statunitense. Questo progetto è durato 30 mesi e per preparare le 45 puntate Costa ha fatto diversi viaggi negli USA; in Italia ha fatto un tour di presentazioni di 50 tappe – alla faccia delle popstar; tutto questo è stato possibile anche grazie a più di 40.000 euro raccolti grazie alle donazioni dei suoi lettori e ascoltatori. La cosa più bella di questo progetto è che lo ha fatto innanzitutto per sé: per riavvicinarsi a una delle sue più grandi passioni, la politica americana, per riprendere a leggere, per tornare a incuriosirsi e farlo in maniera seria. Se invece vuoi essere aggiornato in tempo reale sull’ultimissima cosa che ha fatto, leggi il Post oppure il suo blog, dove trovi i suoi pezzi appena pubblicati.

 

La follia più seria che ha fatto?

La Social Junk Food Map, un’idea per cui non smetteremo mai di ringraziarlo.

 

Cosa non sopporta dei giornali italiani?

Certe parole utilizzate a prescindere dal loro vero significato, come “Il terremoto nella finanza, nella politica, nel partito”, e quei cliché vuoti di senso, tipo “È giallo” oppure “È bufera”; il virgolettato usato quando nessuno ha pronunciato le parole che vengono riportate; il boxino morboso, cioè la colonna destra dei quotidiani online che racchiude articoli senza un vero contenuto, di quelli che attirano clic e distruggono l’identità della testata – esatto, la gallery con il gattino che miagola Jingle Bells, il video con gli autogol più stupidi di tutti i tempi, la tagliatella chilometrica che vuole sfidare il record del mondo.

 

Cosa ha imparato dal suo lavoro?

“Sforzarsi di fare le cose bene può cambiare te stesso e gli altri” è il suo mantra ed è una regola valida non soltanto dal punto di vista professionale.

 

Qual è l’espressione che ripete più spesso alla sua redazione?

Tenere alta l’asticella della qualità. Ribadendo il concetto: bisogna fare le cose per bene.

 

Cosa puoi fare per prepararti a incontrarlo?

Leggere, oltre ai suoi articoli, alcune regole del Post. Uno: cerca di essere il più possibile affidabile. Due: spiegati in modo chiaro. Tre: non aver paura di valorizzare e segnalare i contenuti migliori, anche se significa riconoscere un punto ai tuoi rivali. Quattro: parla come mangi, che non vuol dire esprimersi in maniera sciatta, ma utilizzare un linguaggio chiaro. Cinque: impara la flessibilità.

 

Il Maestro del Biennio 2016-2018 era Ezio Mauro, direttore della Stampa dal 1992 al 1996 e di Repubblica dal 1996 al 2016.

Il Maestro del 2017-2019 è Marco Damilano, giornalista politico e cronista parlamentare. È direttore de L’Espresso; in TV è noto per il suo “Spiegone Damilano”, uno degli appuntamenti fissi della trasmissione Propaganda Live.

Negli ultimi anni sono passati dalle aule di Reporting anche: Riccardo Luna, Gabriele Del Grande, Michele Serra, Alec Ash, Gianluigi Nuzzi, Diego Piacentini, Luke Schiller, Marina Petrillo, Tiziana Lo Porto, Alessandro Lostia, Enrico Mentana, Emilio Casalini, Francesco Jodice, Evgeny Morozov, Valerio Spada, Alina Marazzi, Martino Gozzi, Philip Gourevitch, Daniele Scaglione, Federico Rampini.

FAI LA PRIMA MOSSA!