College Storytelling

Writing, Filmmaking & Everything in Between

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10 posti assegnati

Due o tre cose da sapere, prima di scegliere questo College

In classe starai con gente che arriva da ogni parte del mondo: negli ultimi due anni abbiamo avuto allievi da Argentina, Uruguay, Messico, Francia, Svezia, Israele, Nigeria e Russia, oltre a studenti italiani.

Quindi, il primo requisito per iscriverti a Storytelling è sapere molto bene l’inglese: ti servirà come lingua franca con i compagni, per seguire le lezioni, ma anche per scrivere i tuoi testi.

Altri punti a favore sono la curiosità e un grande spirito d’avventura e adattamento: non è facile trasferirsi dall’altra parte del mondo per seguire una scuola di due anni. Noi ti daremo una mano, ma tu dovrai essere pronto a usare tutte le tue risorse per cavartela nelle situazioni più diverse, dal trovare una stanza in affitto all’andare a fare la spesa: sembrerà banale, ma in un Paese come l’Italia, dove si parla poco (o male) l’inglese, non lo è affatto.
Per il resto, non devi avere una preparazione specifica o aver già fatto studi particolari: qui esplorerai moltissimi ambiti narrativi e forme di scrittura, e magari scoprirai di essere portato per qualcosa che prima nemmeno conoscevi.

 

Cosa succederà in questi due anni

Lavorerai con professionisti internazionali, o con autori italiani che vivono all’estero. La sensazione sarà di essere immersi in un panorama molto vasto: magari ti capiterà di fare lezione una settimana con uno sceneggiatore rumeno, e quella seguente con uno story editor della BBC o un produttore americano. Seguirai un percorso che si muove lungo due binari principali, la narrativa e il cinema, ma ci saranno moltissime incursioni in ambiti collaterali, soprattutto durante il primo anno: poesia, narrazione orale e linguaggio del corpo, drammaturgia, documentario, saggistica, giornalismo, serie tv, focus su particolari generi letterari. Scriverai moltissimo fin dal primo giorno, anche se all’inizio non saprai bene in che direzione andare: non preoccuparti, fa tutto parte della strategia didattica. Durante il secondo anno alcuni ambiti narrativi verranno abbandonati, altri saranno introdotti ex novo o rinforzati, anche in vista del progetto che porterai a Opening Doors alla fine del Biennio. La pratica supererà la teoria, e oltre al lavoro sui tuoi testi imparerai anche ad analizzare quello che scrivono i tuoi compagni, per affinare la tua sensibilità critica e il lavoro di editing. Ci saranno laboratori di cinema o sul documentario, e la classe diventerà di volta in volta una troupe, una redazione stampa o una writing room di sceneggiatura, a seconda dei progetti a cui state lavorando e in cui vi aiuterete a vicenda.

Il Maestro e il coordinatore del College si prenderanno cura delle tue storie molto da vicino, anche durante i mesi in cui non starai alla Holden.

Ogni anno, infatti, è suddiviso in tre trimestri: da ottobre a dicembre si sta a Torino, da gennaio a marzo seguirai le lezioni online e poi ci rivedremo a Scuola da aprile a giugno.

 

Cosa saprai fare, una volta fuori di qui

Avrai un portfolio finale molto vario: potrà essere la sceneggiatura di un corto, dei racconti, l’inizio di un romanzo, il concept di una serie tv, e avrai realizzato almeno un cortometraggio di fiction o un documentario a cui avrai lavorato come sceneggiatore, regista o produttore.

  • Saprai come si fa l’editing di un testo letterario;
  • avrai imparato a scrivere sceneggiature per il cinema e la tv, o drammaturgie teatrali;
  • sarai in grado di lavorare come script editor per il cinema o il teatro, come copywriter, content curator o web content editor;
  • avrai girato cortometraggi o piccoli documentari;
  • qualunque progetto avrai avviato, saprai come portarlo a termine e, avendo lavorato con professionisti internazionali, potrai rivolgerti a un pubblico molto ampio attraverso i contatti che avrai saputo coltivare nei due anni qui a Scuola.

 

 

 

Maestro

Akhil Sharma

 

Chi è?
È uno scrittore. Ha pubblicato due libri: Un padre obbediente, con cui ha vinto il PEN/ Hemingway Award nel 2001 e Vita in famiglia, che ha vinto l’International Dublin Literary Award nel 2016. Vive a New York e insegna scrittura creativa alla Rutgers University.

 

Quando ha cominciato?
Presto: ha scritto i suoi primi racconti a 15 anni – perlopiù storie di fantascienza – e a 19 anni ha cominciato a lavorare al suo primo romanzo. All’inizio, tuttavia, non pensava di diventare scrittore: all’università ha studiato economia e ha lavorato a lungo in una banca di investimenti a Wall Street prima di dedicarsi solo ai libri. A Princeton, però, ha seguito anche corsi avanzati di scrittura, e ha avuto la fortuna di avere come maestri Russell Banks, Toni Morrison, Joyce Carol Oates, Paul Auster, John McPhee e Tony Kushner, anche se al tempo non gli sembravano particolarmente famosi (a parte Joyce Carol Oates).

 

Nel 2007 è stato nominato da Granta come uno dei migliori giovani autori americani, ma prima che uscisse il suo secondo libro è passato un sacco di tempo. Come mai?
Perché per scrivere Vita in famiglia ci ha messo 12 anni e mezzo. Ha scritto, cancellato e riscritto più di 7.000 pagine, raccontando la storia da diversi punti di vista. Qui c’è il saggio in cui parla della sua impresa titanica.

 

Cosa ha fatto in questi 12 anni, mentre scriveva?

Un sacco di sport. Dato che gli sembrava di aver perso un po’ il controllo della sua vita, ha cercato di riprendere il controllo del suo corpo, così ha cominciato ad allenarsi come un matto, arrivando a correre 17 miglia al giorno. Ha perso così tanto peso che gli è perfino cambiato il numero di scarpe.

 

Cosa ha fatto subito dopo aver finito Vita in famiglia?

Si è rimesso a scrivere: un racconto breve, stavolta. Ed è rimasto sorpreso nello scoprire quanto aveva imparato scrivendo quel romanzo. Al momento ha terminato una raccolta di racconti, A Life of Adventure and Delight. È sempre convinto che scrivere non sia solo una questione di sofferenza, ma anche di divertimento.

 

 

 

Il Maestro del Biennio 2016-2018 è Stephen Amidon. Ha scritto saggi, romanzi e racconti, tra cui Il capitale umano, segnalato dal Washington Post come uno dei cinque romanzi migliori del 2004. Paolo Virzì ne ha tratto un film che ha vinto il David di Donatello 2014 e il premio Globi d’Oro come miglior film, ed è stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2015. Il suo ultimo romanzo è La vera Justine.

 

 

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