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Cosa si studia alla Holden, esattamente?

Metà del tempo che gli studenti passano a scuola viene dedicato a studiare gli argomenti specifici del College che hanno scelto. I College sono Cinema, Digital, Reporting, Serialità, Televisioni e Scrivere.

Per tutto il resto del tempo, gli insegniamo a diventare narratori. Professionisti che, per mestiere, raccontano storie.

Ma non si possono studiare le stesse cose all’Università?

Magari sì. Ma sarebbe un po’ come andare a studiare cucina da un critico enogastronomico invece che da un cuoco. Inoltre c’è un numero, a fare la differenza: 21. Da noi, in media, un Maestro lavora con 21 studenti. Dato che facciamo anche lezioni con tutti (e sono 250), ciò significa che uno studente si trova spesso a far lezione in classi di dieci persone, o cinque, o tre. Non è che questo sia esattamente quello che succede a Scienze della comunicazione.

Non mi è chiaro cosa sia il college “Digital”.

Normale: anche noi ci abbiamo messo un po’ a capirlo. Diciamo che le storie, oggi, non si trovano più solo sulla carta stampata, in tv, o al cinema. Si sono evolute, o semplicemente hanno imparato (meglio di noi umani) a stare al passo con la tecnologia. Quindi se state pensando a Internet, facebook, gli smartphone e tutte le diavolerie su cui i vostri figli passano un’infinità di tempo, siete sulla strada giusta per capire il college Digital. Ma state tranquilli, per il momento siete salvi: nessuno ha intenzione di far sparire i libri di carta dalla circolazione.

Ma che differenza c’è tra il college Televisioni e Serialità?

Bella domanda. È vero che oggi viene quasi spontaneo identificare la serialità con le serie che si vedono in tv. Eppure, I tre moschettieri sono un esempio classico di racconto a puntate (e Alexandre Dumas non aveva certo la televisione). Inoltre, la tv propone un sacco di altri format: talk show, factual, reality, varietà, trasmissioni di approfondimento come Report e di divulgazione, come Quark.

Quindi, in pratica, cosa farà mio figlio da grande?

Uno dei tantissimi mestieri che hanno a che fare con la narrazione: si spazia da quelli più classici, come il giornalista, ai più moderni, come scrivere i contenuti per i siti internet o curare i social media per un’azienda. C’è di buono che sono mestieri molto resistenti: quando c’è di mezzo la creatività, nessuna tecnologia potrà mai pensare di sostituirsi al lavoratore. Pensateci: per quanto possa sembrare assurdo, fare il narratore è un lavoro più sicuro che fare il bancario.

Alla fine dei due anni si prende un diploma?

Sì. È un diploma in Storytelling & Performing Arts. Non è un titolo universitario, ma ormai da vent’anni è riconosciuto da coloro che si occupano professionalmente di narrazione. Un biglietto da visita di prestigio, che ha permesso ai nostri diplomati di eccellere nella televisione, nell’editoria, nel cinema, nel teatro, nella pubblicità, nella radio, nell’animazione. Ecco alcuni esempi.

Avete 150 studenti ogni anno: le lezioni non rischiano di essere un po’ dispersive?

No, perché solo in qualche occasione i ragazzi fanno lezione tutti insieme. A volte capita che gli allievi stiano a tu per tu con il maestro o il tutor. Abbiamo calcolato che, in media, a ogni lezione ci sono circa 21 studenti. Meno che alle elementari.

Ma a fine anno mi arriverà a casa una pagella?

No. Perché, anche su questo punto, siamo andati oltre le scuole elementari e alla Holden non ci sono voti o esami. Tuttavia, a inizio febbraio e alla fine del primo anno, tutti gli studenti verranno valutati in base a una prova, un cimento.

Che tipo di prova?

Cambia a seconda del college. Per esempio, i ragazzi di Scrivere portano un racconto che viene valutato e discusso in classe. Quelli di Digital, invece, quest’anno hanno presentato un benchmarking di prodotti digitali. E quelli di Serialità hanno analizzato una famosa serie televisiva, provando poi a scrivere una puntata fantasma.

Una puntata fantasma?

Un episodio inventato, che mai andrà in onda (ma con tutte le carte in regola per poter essere trasmesso).

Quindi niente voti?

No. Perché non sarebbe sensato dare voti a dei lavori come questi, così come un singolo numero non potrebbe mai esprimere il valore di un quadro o una sinfonia. Ma, nel caso abbiate il superpotere dell’invisibilità, potete infilarvi in classe e ascoltare le discussioni dei lavori dei vostri figli.

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Scouting 2016 – I personaggi: College Brand New
02-09-2016

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Quando Andrea Bozzo ci ha mostrato l’illustrazione dello Scouting 2016, la prima cosa che abbiamo detto è stata “wow!”; poi ci siamo fatti una domanda: chi sono questi personaggi? Perciò ci siamo messi a indagare insieme a un gruppo di nostri allievi.
Ecco Linda del College Brand New!

 

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Ecco Paolo del College Reporting!

 

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