Fiction
Costruire storie

con Marco Amerighi, Pietro Grossi e Vincenzo Latronico

DAL 17 FEBBRAIO AL 16 GIUGNO 2022 IN STREAMING  SCRITTURA

PROGRAMMA

TRAMA

con Marco Amerighi

“Una storia è come una casa”, ha detto la scrittrice premio Nobel Alice Munro. “Ci entri e ci rimani per un po’, andando avanti e indietro e sistemandoti dove ti pare, scoprendo i rapporti tra camere e corridoio, e come il mondo esterno viene alterato se lo si guarda da queste finestre… la casa delimita lo spazio e crea collegamenti tra uno spazio chiuso e l’altro e fa vedere in modo nuovo quello che c’è fuori”.

Se una storia è una casa, allora non possiamo che partire dalle fondamenta: vale a dire, dalla trama. Perché la trama è la struttura basilare che permette alla nostra storia di stare in piedi, di resistere alle evoluzioni dei personaggi, ai cambiamenti di stile e registro o, più semplicemente, al trascorrere del tempo. Perciò analizzeremo insieme le trame dei grandi scrittori che hanno fatto la storia della letteratura, da quelle più lineari a quelle più articolate e complesse. Parleremo di struttura, di fabula e intreccio, di scalette, di climax e di finali. E, dopo aver gettato le fondamenta, ci lanceremo nella costruzione di una storia. Che sia essenziale come una casetta nel bosco o colossale come un grattacielo non importa. L’importante è che sia solida.

PERSONAGGI E DIALOGHI

con Pietro Grossi

C’è una mirabile espressione negli Aspetti del romanzo di Edward Morgan Forster. Mirabile, come spesso accade, per la sua semplicità: “vita nascosta”. Ecco, in due parolette, ciò di cui siamo tanto affamati, la ragione per cui continuiamo cocciutamente a leggere racconti e romanzi, e – di tanto in tanto ­– a farci prendere dalla balzana idea di provare a scriverli. Ci piace pensare di essere impegnati in alte attività, ma in fin dei conti non facciamo altro che starcene accanto a una porta, con l’orecchio appiccicato al legno, cercando di scoprire qualche mistero su quelle voci che ci arrivano dall’altra parte, dunque su noi stessi.

Questo sentiamo, seduti su quella poltrona con un libro in mano: voci. Cesare De Marchi le ha un giorno chiamate “movimenti di parole”. In effetti, altro non sono. Danze di sillabe che provano a rappresentare la vita di queste buffe creature che chiamiamo personaggi. Andiamo allora a scardinarle, queste voci. A partire dalla prima e più importante, quella del narratore. Sentiamo il modo in cui ci parla, la musica con cui ci attira nei suoi cunicoli, a osservare l’andirivieni di quelle creature. E osserviamole: come si muovono, i loro tic, le loro manie. Sentiamo anche come parlano, come chiacchierano, cosa nascondono i loro silenzi. E proviamo, se ci riusciamo, a portarle nero su bianco.

GENERI

con Vincenzo Latronico

Borges ha scritto che “la letteratura è un sogno guidato”. Da questo punto di vista, un romanzo o un racconto non è che un canovaccio su cui chi legge costruisce il proprio progetto immaginativo, sognando corpi, voci e luoghi a partire da qualche parola su carta. Il genere è l’insieme di regole implicite che gli permettono di riempire tutti i buchi taciuti dal testo: un patto fra chi legge e chi scrive, in cui si esplicita che genere di storia si ha per le mani, cosa vi può figurare e cosa no, quanto prenderla sul serio, cosa aspettarsi. Ci possono essere astronavi? Ci possono essere mostri? Ci possono essere riferimenti diretti alla realtà? L’arco narrativo si dovrà concludere? Se vado nelle vie nominate nella storia, i palazzi saranno come quelli in descrizione?

Ci basta leggere le prime righe di un romanzo – spesso non è neanche necessario, bastano copertina e paratesto – per avere una risposta più o meno sicura a queste domande. Le regole sono fatte per essere infrante, e quelle dei generi non fanno eccezione. Ma perché questo sia possibile occorre conoscerle, sperimentarle: ed è quello di cui ci occuperemo qui.

IN CATTEDRA

MARCO AMERIGHI

È laureato in Letteratura spagnola e ha un dottorato in Letterature straniere moderne. Insegna scrittura alla Holden e lavora come ghostwriter, editor e traduttore per varie case editrici. Nel 2018 il suo primo romanzo, Le nostre ore contate (Mondadori), ha vinto il premio Bagutta Opera Prima ed è stato tradotto in Francia. Nel 2019 ha scritto Andate tutti affanculo (Mondadori), assieme al gruppo musicale The Zen Circus. Randagi (Bollati Boringhieri) è il suo nuovo romanzo.

VINCENZO LATRONICO

Ha tradotto decine di romanzi per tutti i principali editori italiani, nell’arco di quasi vent’anni. Di recente si sta specializzando nella ritraduzione di classici; fra le sue ultime traduzioni ci sono opere di George Orwell, Oscar Wilde e Alexandre Dumas, ma anche grandi contemporanei come Dany Laferrière e Jeff VanderMeer.

PIETRO GROSSI

Ha esordito nel 2000 con Touché. Dal 2001 al 2002 si è trasferito a New York, ha studiato regia e religioni comparate, e ha lavorato con una società di produzione cinematografica e come traduttore. Nel 2006 è uscito Pugni, raccolta di racconti che ha vinto moltissimi premi (tra cui il Premio Chiara, il Premio Fiesole Narrativa Under 40, il Premio Campiello Europa 2010). Il suo secondo romanzo è L’acchito. Con il libro Incanto ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa 2012 per la Narrativa, mentre nel 2015 ha pubblicato L’uomo nell’armadio. I suoi ultimi romanzi sono Il passaggio (Feltrinelli 2016) e Orrore (Feltrinelli 2018).

CALENDARIO

Da segnare in agenda

Gli incontri saranno in streaming dalle 19 alle 21, in questi giorni:

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