Da qualche parte

Il caffè della macchinetta. I fogli protocollo che ti dimentichi sempre. La campanella che suona e tu sei ancora per le scale. Aspettare l’intervallo per andare a salutare chi ti piace.

Fare il countdown dei minuti prima della fine dell’ultima ora. Le interrogazioni programmate scritte sulla lavagna. La prof che estrae chi vuole interrogare, ma poi sceglie comunque lei.

L’ansia. L’ansia di venire chiamati, proprio oggi. L’ansia quando vai a dormire e sai che poche ore ti separano dalla verifica. E i suggerimenti tra i banchi, tu come l’hai tradotto? A te cosa viene? Nessuno che vuole stare in prima fila.

E poi un giorno è finita.

Lo aspetti per così tanto, e te lo ripetono dalla prima.

Maturità. Quasi hai paura a dirla quella parola.

Quest’anno poi, sembra quasi qualcosa da rivendicare. Quelle aule sono vuote da mesi, senza le voci dei prof e i disegni sui banchi, e forse riecheggia ancora quella volta che ti hanno sbattuto fuori e il sussurro del tuo compagno di banco che suggerisce nella verifica.

Quei corridoi sono rimasti vuoti, senza gente che corre in cortile, senza saluti solo accennati e quello sguardo di sfuggita con la ragazza dell’altra classe.

Ci tornate ora, per quest’ultimo passo.

E poi?

E poi si esce, e di colpo tutto sembra più piccolo. Siete fuori, e tutto il resto è rimasto lì dentro. Quando ci passerete per caso, proverete a cercare con gli occhi delle tracce. Il cancello per la sigaretta prima della campanella, la finestra del terzo piano. Ma tutto è rimasto lì dentro, e da fuori non vi appartiene più.

Poi si va avanti e non importa se non lo sapete ora, dove si va.

Si va sempre da qualche parte.

Anita Colombo