Respirare dentro

Cosa si salverà dalle relazioni mutilate, dagli spazi vuoti, gli abbracci negati, non lo so. Ma so che non è poca roba quest’anno rimasto a metà, né la solitudine che diventa coraggio, o la vita che ti chiede pazienza e tu gliela dai perché non puoi fare altrimenti.

L’unità dell’esistenza è un metro di paura, succede da poco ma pare da sempre, l’ossigeno lo trattieni bene perché hai imparato a respirare il tuo respiro, CO2 contro CO2.

E allora, lo sento. È un passo incerto, il corridoio lo conosci – ma sicuro fosse così lungo? – , non ha le voci di sempre, oggi si fa uno alla volta e senza penne. Vorresti risucchiarti dentro tutta l’aria che allarga le pareti, ma l’unica cosa che si dilata è lo spazio tra la tua bocca e una mascherina azzurra, di cosa sia fatta – carta, tessuto? – ancora non lo sai, ma sai che è una linea di confine e questo ti basta. Sei nato odiando le barriere e adesso ne hai una sulla faccia.

Eppure te lo giuro: l’aria buona dopo arriva. La senti quando sei in cima, stavolta è questione di centimetri: una bandiera conficcata e attorno solo vista.

Tornerà. Quella vita veloce e sudata, dove le estremità non si delineano, dove tutto comincia ma non sai dove finisce. Verrà la vita, che urla e festeggia, selvaggia e potente a reclamare il tempo che hai perso. Fidati: serviranno polmoni forti per contenerla tutta. I tuoi, in perenne apnea, che adesso sanno come respirare dentro.

Alessia Aulicino