College Scrivere

Racconto, Romanzo e Tutto il resto

Share:Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

22 posti assegnati
(Prima classe)

22 posti assegnati
(Seconda classe)

5 posti assegnati
(Terza classe)

Due o tre cose da sapere, prima di scegliere Scrivere

Per iscriverti a questo College non devi aver letto tutti i classici della letteratura mondiale. Non è nemmeno così necessario che tu abbia letto tantissimo. Incredibile, vero? Se ti stai chiedendo perché, è semplice: quando sarai qui ci penseremo noi, a farti leggere.
Però devi essere una di quelle persone che, quando provano un’emozione forte, o stanno male, o sono molto felici, anziché telefonare al loro migliore amico e raccontargli tutto, scrivono. E devi essere, anche, un animale un po’ solitario, o comunque capace di stare da solo e concentrarsi intensamente su qualcosa molto a lungo. Anche questo ti sarà utile, se vuoi fare Scrivere.

Cosa succederà in questi due anni

Lavorerai sull’affinamento tecnico: ti faremo scrivere cose che non ti aspetti, dalle pagelle calcistiche all’ipotetico discorso di insediamento di un Amministratore delegato. Studierai la struttura e le tecniche con cui far stare in piedi le storie. Ti allenerai anche a mettere la giusta intensità in quello che scrivi: non ci basta che tu abbia soltanto una buona tecnica, vogliamo anche sentire il cuore che pulsa attraverso le tue parole. A volte, ti chiederemo proprio di farci cadere dalla sedia.
Imparerai a usare il tuo corpo: questo significherà, per esempio, imparare a usare la voce, o a riconoscere il ritmo e il respiro della scrittura attraverso attività fisiche (camminare, correre, nuotare). Questo ti aiuterà a pensare in modo “intero”, così che i personaggi che metterai sulla pagina abbiano un fisico, oltre che dei pensieri. Ti faremo fare esperienze pratiche che, apparentemente, non c’entrano nulla con la scrittura, ma non preoccuparti: fa tutto parte dei nostri piani.
Applicherai la scrittura in situazioni reali di lavoro: potranno essere occasioni create all’interno della Scuola (come preparare un reading teatrale), oppure collaborazioni a progetti per realtà esterne (aziende, case editrici, eccetera).
Da ultimo, ovviamente, lavorerai alle tue storie, ma per farlo avrai a disposizione molti più strumenti, il bagaglio accumulato in tutti i passaggi precedenti.

Cosa saprai fare, una volta fuori di qui

  • grazie ai continui momenti di confronto in classe, avrai imparato a stare davanti a un pubblico e a scrivere avendo la sensazione di una folta platea davanti a te, e di essere in un dialogo costante con il lettore. Le tue parole non sono fatte per restare nella tua testa, ma per essere lette da voci che non sono la tua, per essere ascoltate da gente che non ti conosce e che magari non incontrerai mai;
  • potrai usare la scrittura per mestiere, come uno strumento di lavoro, perché avrai imparato ad applicarla in qualunque ambito durante i due anni che hai passato a bottega;
  • avrai avviato un progetto (un romanzo o una raccolta di racconti) e ti sarai fatto i muscoli necessari per portarlo a compimento.


Maestro 2018-2020

Alessandro Mari

Chi è?
Alessandro Mari è nato nel 1980 a Busto Arsizio, vive a Milano e fa lo scrittore, il traduttore e parecchie altre cose. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere nel 2005 ha frequentato la Holden e, qualche anno più tardi, ha capito che doveva fare una scelta: dedicarsi unicamente allo studio oppure continuare a divorare libri, ma iniziare anche a scriverli. Ha scelto la seconda strada.

 

Cosa ha scritto?
Il suo romanzo d’esordio è Troppo umana speranza (Feltrinelli, 2011) con cui ha vinto il Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima Città di Milano e il Premio Viareggio Narrativa 2011. Al centro di questo romanzo ci sono le speranze di quattro giovani nell’Italia risorgimentale ed è lungo quasi 800 pagine: per questo Alessandro lo definisce gordo, ciccione. Ha poi scritto Gli alberi hanno il tuo nome (Feltrinelli, 2013), una storia un po’ meno cicciona che affianca Francesco d’Assisi a una psicoterapeuta dei giorni nostri, e L’anonima fine di Radice Quadrata, un romanzo “di ragazzi” e non semplicemente “per ragazzi”, uscito con Bompiani nel 2015. Insieme a Francesca Zoni ha pubblicato anche una graphic novel, Randagi. Da Zero (Rizzoli-Lizard, 2016), e con Marta Perego ha condotto due stagioni di Effe come Festival, un programma dedicato ai festival culturali andato in onda nel 2015 e nel 2016 su laeffe TV. Ha collaborato con Radio 2 e tradotto tanti libri, tra cui Just Kids di Patti Smith (Feltrinelli, 2010), Ogni storia di fantasmi è una storia d’amore. Vita di David Foster Wallace di D.T. Max (Einaudi, 2013), l’autobiografia di Jimi Hendrix Zero (Einaudi, 2014) e Tipi non comuni (Bompiani 2017), la raccolta di racconti di Tom Hanks. Il suo ultimo romanzo è Cronaca di lei (Feltrinelli, 2017).

 

Come ha cominciato?
Lavorando come lettore, editor e consulente per Einaudi, Feltrinelli e Bompiani. Prima però ha fatto tanti – e strambi – lavori, un po’ perché ne aveva bisogno e un po’ perché, come scrive in Troppo umana speranza, “Menar merda non è poi una mala occupazione; peccato, certo, non si fa”. Uno tra tutti: all’aeroporto di Malpensa lavava i vassoi su cui vengono serviti i pasti in aereo insieme a una squadra di sudamericani. Era un lavoro notturno, ma all’alba, racconta, “succedeva una cosa meravigliosa: una parete dello stanzone era di vetro e, tra la puzza, si vedeva sorgere il sole. Allora tutti facevamo una pausa, accendevamo una sigaretta. Per non far suonare gli allarmi antincendio, c’era sempre un tizio con la lancia ad acqua che spruzzava sopra le nostre teste, abbattendo il fumo”.

 

Qual è stato il primo libro che ha letto?
Prima della lettura è nata la passione per le storie, quelle incise sulle cassette di I raccontastorie che faceva girare nel mangianastri fino a consumarle, oppure quelle che ascoltava dalla voce di suo nonno camionista. Poi è arrivata Giovanna, la bibliotecaria di Busto Arsizio, che gli ha consigliato un libro-game di Lupo Solitario ed Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno. Sfogliando quelle pagine si è innamorato della letteratura.

 

Dove puoi leggere qualcosa di suo (magari qualcosa di corto e un po’ strano)?
Vai in edicola, compra l’ultimo numero di Donna Moderna e leggi la sua rubrica La mia prima, ultima volta. Tra i vari reportage, a noi è piaciuto quello sul Festival di Sanremo 2018: prima che iniziasse, Mari si è chiuso nel Teatro Ariston e ne è uscito 11 ore dopo con il racconto di quello che ha visto durante le prove, dell’odore che si sente in sala e della chiacchierata con Nina Zilli.

 

A proposito di maratone: per quante ore scrive?
Anche 12 ore di fila al giorno. C’è un piacere che si prova mentre si crea che, dice, è fortissimo: è una potenza generatrice, ma può arrivare anche a distruggere te e quello che ti sta intorno. Per fortuna, prima che la situazione diventi irrecuperabile, entrano in gioco sua moglie, che è una scrittrice e quindi capisce quando è il momento di staccare e mettere un po’ di musica, e il cane Guerello, che vuole essere portato al parco.

 

La follia più seria che ha fatto?
Prendersi parecchi cazzotti, allenarsi e salire sul ring per scrivere Cronaca di lei e, nello specifico, per poter creare Milo “One Way” Montero, il pugile protagonista del romanzo.

 

Domandona sul saper raccontare: è più una questione di talento o è qualcosa che si può imparare?
Secondo lui sono vere entrambe le affermazioni: la capacità di raccontare è un talento, ma è anche uno sguardo che va affinato giorno dopo giorno, esattamente come un allenamento di pugilato per prepararsi a salire sul ring. Prima ancora, però, lui ha imparato il valore della costanza da suo padre falegname e da sua madre segretaria, attraverso la loro etica del lavoro.

 

La cosa che lo fa arrabbiare di più?
Annoiarsi. Se sta seduto a gambe accavallate e inizia ad agitarsi, è un brutto segno: significa che gli sembra di perdere tempo, perché non sta avvenendo una vera trasmissione di esperienze.

 

Cosa puoi fare per prepararti a incontrarlo?
Due cose: leggere tanta narrativa, che lui considera un vero e proprio esercizio contro la pigrizia, e cercare su internet qualcosa sulla routine giornaliera di allenamento di Mike Tyson, una metafora perfetta del mestiere dello scrittore. Lo diceva Roberto Bolaño, del resto: “Hay momentos para recitar poesías y hay momentos para boxear.”

 

Anche se il Biennio 2018-2020 sarà seguito più da vicino da un nuovo Maestro, è quasi scontato dire che il Maestro ad honorem del College Scrivere sarà sempre il Preside: Alessandro Baricco. Presentarlo è sempre difficile, perché non ama parlare di sé. Il suo profilo Twitter è @BariccoAle e ha anche una pagina Facebook. Per tutto il resto, in genere, si fa vivo lui: e si farà vivo anche durante i prossimi due anni, non c’è da temere.

Negli ultimi anni sono passati dalle aule di Scrivere anche: Charles D’Ambrosio, Ben Lerner, Jonathan Lethem, Akhil Sharma, Erica Jong, Margaret Mazzantini, David Grossman, Jeffery Deaver, Merritt Tierce, Nicola Lagioia, Chris Bachelder, Harry Parker, Andrea Bajani, Don DeLillo, Alessandro Mari, Han Kang, Benjamin Sutherland, Marco Missiroli, Andrea Tarabbia, Davide Longo, Elena Varvello, Emiliano Poddi, Vincent Raynaud, Stephen Amidon, Donald Antrim, Violetta Bellocchio, Tom Drury, Don Winslow, Philipp Meyer, Andrew Wylie, Emmanuel Carrère, Sam Lipsyte, Irvine Welsh.

FAI LA PRIMA MOSSA!